Sconsigli d’autore

Non poteva nascere un ordinario manuale di scrittura creativa da un autore irregolare e sanguigno come Andrea Carraro. Con la sincerità di un amico senza falsi pudori, refrattario a contegnose maniere professorali, lo scrittore de Il branco ci immette nella sua inquieta officina e ne distilla un’ampia rosa di consigli, o sconsigli, come preferisce chiamarli, scanditi ognuno da un titolo. La figura del narratore esperto che suggerisce le scelte migliori per preparare, comporre e accompagnare l’opera verso la pubblicazione si alterna a quella dell’uomo che lascia una franca e generosa testimonianza di sé. Metodi di lavoro, tecniche e opzioni stilistiche vanno di pari passo con l’analisi delle ragioni interiori e delle finalità dello scrivere, aspetti più delicati e altrettanto essenziali della creazione. Molti classici della letteratura si affacciano come esempi e interlocutori ideali in questo vademecum d’artista dove non mancano escursioni in linguaggi diversi, primo fra tutti il cinema. Un libro costruito a tasselli di mosaico dal quale si può agevolmente entrare e uscire, pedagogico e anarchico, autorevole e libero come le parole dei veri maestri. Ne emerge il disegno di uno scrittore cui un monito preme forse al di sopra di ogni altro: non perdere mai, a qualsiasi costo, quel filo che lega pagine e vita.

Descrizione

Manualetto di sopravvivenza per scrittori disorientati

Recensioni

  1. Nicola Vacca – gliamantideilibri.it

    Andrea Carraro è tra i migliori scrittori della sua generazione, autore di romanzi singolari come Il branco, L’erba cattiva e Il sorcio.

    Intellettuale antiretorico dotato di una splendida ironia, Carraro si muove nel mondo letterario italico pensando sempre con la propria testa e soprattutto si tiene sempre lontano dal chiacchiericcio modaiolo e salottiero del conformismo culturale.

    Per la casa editrice Galaad lo scrittore romano pubblica Sconsigli d’autore. Manualetto di sopravvivenza per scrittori disorientati.

    Si tratta di un libro onesto e personale in cui Carraro, con ironia e leggerezza, parla di scrittura, di narrativa, di romanzo, di lettura mettendo in guardia gli aspiranti scrittori dalle numerose trappole di banalizzazione e soprattutto dalle false sirene del politicamente corretto.

    «Che cos’è questo libriccino che avete per le mani? È un saggio autobiografico? Un’autobiografia letteraria? Un pamphlet satirico contro le mode culturali? Un po’ tutte queste cose insieme, ma forse è prima di tutto, come suggerisce il sottotitolo, un manualetto di scrittura creativa che rivela, fin dalle prime pagine, la sua natura editorialmente ibrida, come mi ha fatto notare qualcuno».

    Sì, in effetti ha ragione il suo autore, questo volume è po’ tutte queste cose, un libro che aiuta a prendere confidenza con il proprio talento di scrittore.

    Sconsigli d’autore è un controcanto letterario sulla scrittura, sulla lettura e sull’intero mondo libresco.

    Un libro decisamente controtendenza che dischiude scenari anticonformisti sull’arte del romanzo ma che soprattutto ci spiega a cosa non serve la letteratura e che cosa è la letteratura, quella con la elle maiuscola: «quella che riesce a trasformare l’orrore e la tragedia in poesia».

    Il punto di vista, la caratterizzazione dei personaggi, il rapporto tra finzione e realtà. Carraro parte dai temi classici dei corsi di scrittura creativa e nel suo libro, con la sua consueta verve ironica, dispensa i suoi (s)consigli su come nasce un romanzo ma soprattutto quali sono le tappe che un aspirante autore deve seguire e attraversare per scriverlo e pubblicarlo.

    Partendo dal presupposti che «la letteratura è scandalosa per definizione» e che il romanzo è lo specchio della realtà, è importante per lo scrittore non rinunciare all’autenticità (sulla quale decidono il gusto dei critici ma anche dei lettori. Prima di tutto l’autenticità dovrebbe essere una vocazione per chi scrive, perché l’inautenticità è il difetto fondamentale che si possa trovare in un romanzo e in uno scrittore) e soprattutto quando scrive non dimenticare di stringere un patto con il lettore.

    «Cosa significa stringere un patto con il lettore? Banalmente significa pensare al lettore quando scriviamo una storia, impegnandoci a essere attenti, concentrati, coerenti nelle scelte narrative o drammaturgiche, Perché il lettore è il primo destinatario del nostro libro, e non possiamo dimenticarci di lui, a meno che non stiamo pensando di scrivere per i posteri – può verificarsi anche questo – anche se nella normalità dei casi noi scrittori scriviamo per un lettore in carne e ossa che ci acquista in libreria, sganciando denaro di tasca propria e che ha scelto il proprio libro fra tanti, accordandoci la sua fiducia».

    Andrea Carraro nei suoi Sconsigli d’autore fornisce davvero suggerimenti utili agli scrittori disorientati. Nel libro troviamo anche pagine interessanti dedicate all’importanza della lettura e quanto sia importante essa per uno scrittore che deve leggere assolutamente i classici senza ignorare i maestri e anche le diverse forme narrative e contemporanee del mondo romanzesco.

    «Avete mai scritto contro qualcuno? La modalità dello scrivere contro (contro una persona, una comunità, una chiesa, un’idea, una civiltà, o qualunque altra cosa) può diventare una chiave di interpretazione della realtà e un modello di stile. Come è successo a me, Io ho scritto in primis contro mio padre. Contro il maschilismo che mi covava dentro. Poi contro la banca dove lavoravo, e dunque contro la piccola borghesia impiegatizia di cui facevo parte. Si può scrivere anche contro sé stessi, se si ha il fegato di farlo. Concentratevi sulle cose o le persone da prendere a bersaglio e provate a scrivere contro di loro. Esercitatevi in quella direzione, nella direzione della rivolta, della resa dei conti».

    Tra tutti i preziosi sconsigli che Andrea Carraro ci regala in questo prezioso libro, questo è quello che più mi sta a cuore.

    Sconsigli d’autore è un libro corsaro e irriverente da leggere e tenere sempre sul comodino perché Andrea Carraro con chiarezza, autenticità e soprattutto con onestà intellettuale, senza aver paura di essere un uomo e uno scrittore in rivolta, ha scelto scrivere e pensare contro.

    Le note critiche, dispettose e ironiche del suo manualetto – zibaldone portano aria fresca e pulita nel mondo narcisista degli scrittori che si mettono spesso in vetrina («L’importante è non montarsi la testa, restare coi piedi per terra, conservare l’umiltà, perché siamo tutti apprendisti nella scrittura. Lo diceva anche Ernest Hemingway, fra gli altri».), ignorando la propria voce interiore perché convinti senza umiltà di bastare a sé stessi.

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