L’autore: scelta obbligata l’io narrante solo maschile

Non si può rimanere indifferenti leggendo IL BRANCO, il romanzo di Andrea Carraro da cui Marco Risi ha tratto il film omonimo. Inquietante è la storia: uno stupro collettivo che si conclude con la morte di una delle due ragazze. Forte il linguaggio: un dialetto romanesco infarcito di volgarità e un po’ imbastardito, tipo dei paesi che orbitano intorno all’area metropolitana. Ma soprattutto colpisce il punto di vista scelto dal narratore: quello tutto maschile di un gruppo di normali ragazzetti di paese che passano la domenica al bar fino a quando, quasi per caso, si trasformano in carnefici.

– ‘A tutto questo si deve la difficile vicenda editoriale del libro – spiega l’autore, romano di 35 anni – che è stato rifiutato da molti editori prima di essere pubblicato su ‘Nuovi Argomenti’ e poi da Theoria. IL BRANCO, romanzo o film, crea disagio perché umanizza la figura del carnefice. È difficile accettare il fatto che i violentatori non siano mostri ma solo giovani sfaccendati che seguendo la comune mentalità maschilista cadono per una volta in un meccanismo che li trascina fino al delitto. Ho scelto questa storia nel tentativo di rimuovere l’indifferenza degli uomini nei confronti di un problema che viene fatto discutere solo dalle femministe. Ma per onestà, visto che sono un uomo, potevo raccontare lo stupro solo dalla parte di chi lo compie’.

– Il libro è lontanamente ispirato a un fatto di cronaca accaduto dieci anni fa fra Tivoli e Guidonia, ma si fonde con altre vicende simili, come quella tristemente nota del Circeo. Realisticamente e freddamente racconta in presa diretta – mimesi linguistica compresa – una tranquilla domenica pomeriggio in cui due ragazzi rimorchiano due turiste tedesche e le rinchiudono in una baracca. Secondo il classico binomio autostoppiste-puttane, i due si sentono in diritto di stuprarle. Ma in un crescendo di violenza e di follia collettiva, aiutate dall’abuso di alcol e dall’esaltazione dettata dal gruppo, prima lo stupro diventa di tutto il branco e poi si decide di vendere il corpo delle ragazze agli uomini del paese. Per alzare un po’ di grana.

– L’epilogo è sconvolgente sia per il lettore che per la voce narrante, quella di Raniero, uno dei ragazzi coinvolti, fondamentalmente buono ma non per questo capace di ribellarsi.

– ‘Sono affascinato dal rapporto tra cronaca e letteratura – spiega ancora l’autore, al suo secondo libro dopo ‘A denti stretti’ – e, contrariamente a quello che dicono critici come Stefano Giovanardi, credo che oggi sia necessario un richiamo del romanzo alla realtà bruta. Questo perché siamo bombardati dal falso realismo dei mass media che danno un’immagine sfuocata delle cose, senza nessun approfondimento. Per il mio realismo e soprattutto per l’uso del dialetto qualcuno mi ha anche etichettato come epigono pasoliniano, ma, a parte la tecnica del parlato in presa diretta, non c’è nessun rapporto tra me e l’autore di ‘Ragazzi di vita’. Io – conclude Carraro – ho solo cercato di essere il più possibile oggettivo’.

– Ma IL BRANCO non è certo un resoconto giornalistico, è un romanzo ben scritto capace di rendere con efficacia e senza compiacersi della violenza la carica drammatica di un evento tragico trasfigurandolo in letteratura.

 

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