A denti stretti

A Denti Stretti è un primo libro. Dei primi libri ha l’aspetto agro, macerato, e certa partecipazione tutto affatto letteraria, ma una letterarietà che si aggrappa ai sapori acuti dell’esistenza, ad alcune espressioni che i gerghi giovanili lasciano cadere sulle labbra di chiunque come tracce di spregiudicata sventatezza. Cosa racconta Andrea Carraro? Il passaggio della conradiana “linea d’ombra”, il momento degli arrischiati confronti di sesso, le brutali partite in cui gruppi di ragazzi misurano fra loro la propria capacità di resistenza alla vita. Ma il loro gioco è metaforico, pure se duramente corporeo, fisico. Sbilanciato fra fisicità e simbolo, il romanzo di Carraro ha l’aroma acre di un vissuto doloroso, ha la densità riottosa delle cose non facilmente scalfibili. ENZO SICILIANO

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Recensioni

  1. M. Trecca – La Gazzetta del Mezzogiorno

    Nel romanzo del trentenne romano Andrea Carraro (A DENTI STRETTI, Gremese, pag. 174, L. 19.000) la prospettiva arretra di un passo: possiamo così cogliere il nostro futuro militante (di sinistra questa volta) mentre ancora si dibatte nel limbo dell’adolescenza e scopre con rabbia, ancora in gran parte repressa ma sempre pronta ad esplodere, il mondo degli adulti: con tutte le sue ipocrisie e volgarità. Le parti che più colpiscono, però, sono quelle in cui il tema dell’amicizia (siamo tra ragazzi in vacanza impegnati, tra l’altro, in uno stesso torneo di calcio) sopravanza quello della polemica sociale o di costume. Li’ il libro trova davvero quel candore adolescenziale che inutilmente Andrea Carraro cerca di dargli mimando nel linguaggio lo slang giovanile.

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