Caro Andrea, ho letto Come fratelli in un paio di giorni, mi ha rapito. Poi ho riletto nei giorni successivi i primi e gli ultimi due capitoli. Anche se spesso abbiamo gusti letterari diversi ammetto che è uno di quei libri che avrei voluto un giorno scrivere io (d’altronde tu sei il mio mentore). Dario è un personaggio meraviglioso in qualche modo vittima di se stesso ma innocente, di quell’innocenza purissima di coloro che sono convinti di possedere gli assoluti, le verità uniche della fede, ma poi scoprono di esserne posseduti loro stessi. Una critica al misticismo irrazionalista ma anche sottile ammirazione nei confronti di chi decide di dedicare la vita agli altri, secondo i veri insegnamenti di Cristo, traditi dalla chiesa e applicati invece da altre forme di religiosità, con tutte le contraddizioni che poi l’attenzione mediatica comporta. È incredibile come tutto avvenga secondo quel disegno superiore, oppure si tratta del filtro fatalistico con cui lui stesso interpreta gli avvenimenti, sempre al limite tra fede e delirio. E il cinismo di Andrea che forse è un modo per scongiurare l’autoinganno. Questa sua repulsione per il sacro è forse allo stesso tempo una sottile forma di fascinazione. Mi sono chiesta, come avranno fatto in molti, quanto ci sia di autobiografico nel romanzo e se Dario sia realmente esistito o se appartenga in qualche modo a quella parte intima e inconfessabile di Andrea… il doppio, l’opposto, la negazione. Mi ha ricordato vagamente la storia di Narciso e Boccadoro ma è come se qui i ruoli fossero invertiti: la fede è perdizione e la vita borghese un qualcosa di già dato, senza nulla di eccitante per davvero. La fede come pericolo costante, distruzione, in parte autoinganno e in parte un giocare con il fuoco, qualcosa di terribile e pericoloso. La morte come liberazione dalla sofferenza. La morte come sacrificio (giusto? ingiusto? o forse oltre ogni giudizio) per accedere a una qualche forma di santità. Mi ha molto intenerita l’incontro con Saverio, il figlio mai avuto, cui Dario deve per forza di cose rinunciare. E poi il modo di Andrea di volergli bene anche a distanza, come se con certe persone, se pur care, fosse possibile solo la distanza per non bruciarsi. In ultimo voglio ringraziarti, Andrea, per questo romanzo così vero e necessario, imparo sempre molto da te.

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